L'approccio: da una logica "riparativa" a una logica "integrativa" che si fa esperienza e competenza
Chi lavora con persone diversamente abili fa esperienza in modo forte di ciò che significa essere mani, gambe, piedi, voce, sguardo di un'altra persona, non con l'intenzione di sostituirsi ad essa ma anzi nella convinzione di poter trovare, insieme, modi nuovi di relazione e situazioni in cui vivere in modo gratificante la propria autonomia. La persona con handicap è diversamente abile: la diversità è possibilità ed ogni possibilità apre alla novità, allo sconosciuto. Davanti a tutto questo diventa fondamentale la volontà di provare, di sviluppare le potenzialità, perché non diventino un canto sommerso, che giunge ovattato. L'apprendimento si compone di parti diverse, di competenze non solo tecniche ma anche umane, organizzate e sempre aperte all'evoluzione.
Qualunque apprendimento può dirsi tale quando lo possiamo utilizzare non solo nella condizione in cui ci è arrivato, ma anche quando lo possiamo riorganizzare e riformulare per nuove situazioni.
Questa è una pedagogia che collega il già dato con ciò che arriva, ciò che sta crescendo. Una pedagogia aperta al nuovo, al possibile, al diverso. Sotto qualsiasi forma esso si presenti. In questo modo la persona viene considerata nella sua globalità,con tutte le sue risorse e potenzialità evitando di soffermarsi solo sull'aspetto patologico del suo svantaggio.
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